CHADOR E ALTRI FOULARDS
Spettacolo teatrale di Almateatro
 

Cosi’ scrive Fatima Mernissi: “Il concetto di hijab è tridimensionale e le tre dimensioni assai spesso coincidono.

La prima è visiva: sottrarre allo sguardo. La radice del verbo hajaba, infatti, significa nascondere .
La seconda è spaziale: separare, segnare una frontiera, stabilire una soglia.
La terza dimensione, infine, è etica, in quanto appartiene all’ambito del proibito.”

Nota: oggi con la parola araba hijab si intende il tipo di vestito conforme ai principi della religione islamica.
Chador, dopo la rivoluzione Khomeinista in Iran,è uno dei termini più conosciuti fra quelli che designano il vestito delle donne islamiche.

Nascondere il proprio corpo ad un esterno sovente intrusivo o esibirlo senza problemi.
Crescere con il desiderio di essere visibili e di occupare pienamente lo spazio esterno, oppure, sentirsi padrone all’interno di uno spazio segnato da precisi confini e da ruoli definiti.
Confini come ordine del mondo o confini come barriere da superare?
Quali veli coprono o difendono, in modo consapevole o inconsapevole, il corpo femminile?
Lo spettacolo parte dalle esperienze individuali delle interpreti che, attraverso la memoria della propria crescita, raccontano le soluzioni adottate, i percorsi intrapresi, i veli indossati, gli spazi occupati per “ essere “ nel mondo.

Interpreti: Adriana Calero, Enza Levatè, Suad Omar
Progetto, composizione e regia: Gabriella Bordin, Rosanna Rabezzana
Scene e costumi: Laboratorio Almaterra
Disegno e luci: Francesco Comazzi

 
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