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Carlotta Pedrazzoli


Carlotta Pedrazzoli

 

Co-fondatrice dell’associazione culturale blucinQue, si occupa di organizzazione teatrale cercando di mettere in pratica le riflessioni sulla cura della cultura, sulla capacità di seguire, capire, partecipare e saper far vivere un progetto artistico all’interno di un gruppo di persone. Sono modalità di lavoro che ha riscontrato in alcune esperienze teatrali femminili osservate da vicino. La sua CarlottaPedrazzolitesi di laurea è un lavoro articolato su un’esperienza teatrale degli anni ’90 rimasta ai margini del discorso critico e storiografico, nonostante la sua pregnanza culturale: “Divina, osservatorio e centro di produzione del teatro al femminile”.

pillola: Divina, un’esperienza teatrale nel segno della soggettività femminile

Scrivere la storia di Divina, impresa collettiva nata nel 1990 e attiva fino al 1998, ha significato per me poter coniugare la materia dei miei studi, il teatro, con lo sguardo e le riflessioni delle donne che in questi ultimi decenni hanno contribuito a ridiscutere le modellizzazioni e i paradigmi narrativi della narrazione culturale.
Divina è stata la “stanza tutta per loro” in cui le teatranti si esercitarono nella simbolizzazione dell’esercizio autobiografico e della narrazione di sé, e insieme alle studiose si applicarono all’indagine narrativa delle storie delle altre, secondo quella strategia di rimozione della memoria che appartiene agli women’s studies; con le imprenditrici costruirono stimolanti ipotesi di percorso, travasando con disinvoltura sperimentale i nodi teorici della cura e della maternità simbolica, cari all’elaborazione femminista italiana degli anni Novanta, ai territori delle pratiche artistiche.
Divina è stata un ambiente accogliente che ha saputo rispondere alle esigenze e ai bisogni delle artiste di sperimentare e osare in una dimensione più intima, protetta e solidale. E non solo, Divina proprio perché luogo di relazione fra donne, ha generato un’effervescenza creativa che è sfociata in molti rivoli. Le creazioni attuali delle protagoniste di Divina sono indizi che confermano la pertinenza e la ragion d’essere di quell’esperienza, quanto ci sia bisogno oggi di uno spazio e un luogo in grado di valorizzare e accrescere il fermento creativo femminile. Le eredità di Divina alle donne che vi hanno partecipato raccontano le potenzialità e le permanenze di Divina, “un’ invenzione sprecata le cui risorse non sono state completamente dissipate o rimosse, ma riposano sotto la cenere, in attesa di essere riscoperte e comprese come possibilità teatrali incompiute” (da fra totò e gadda, sei invenzioni sprecate dal teatro italiano di claudio meldolesi)

La preziosa possibilità di confronto che Villa5 mi offre invitandomi al “cantierone” è uno stimolo ad aprire il discorso sull’importanza della valorizzazione di esperienze passate nel cui gesto di recupero leggo un atto politico coraggioso e recuperandone la memoria ponendosi coraggiosamente al fine di contrapporsi all’oblio che spesso contraddistingue le esperienze artistiche delle donne.