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Donatella Franchi


Donatella Franchi

 

Donatella Franchi (Bologna) A cominciare dagli anni Ottanta ha ricercato nel mondo giovanile delle scrittrici Brontë producendo opere e installazioni. In collaborazione con la Galleria delle Donne di Torino, di cui è una socia fondatrice, ha realizzato una installazione itinerante Partitura a più voci, dal racconto “Lavinia Fuggita” di Anna Banti, esposta a Firenze, Milano, Foggia, Bologna. L’ultimo ciclo di lavori, Cartografia dei Sentimenti, si ispira alla Carta del Paese di Tendre di Madeleine de Scudéry, ed è stato esposto, a Torino, Ravenna, Bologna, Foggia, Catania, all’Istituto Italiano di cultura a Washington (2001) e al convento de San Agustìn a Barcellona (2004). I suoi libri d’artista sono stati esposti in varie rassegne, tra le quali Books as Art del 1995, 2001, 2004 al National Museum of Women in the Arts di Washington, della cui collezione fa parte un suo lavoro presente nella mostra presso lo stesso museo The Book as Art: Twenty Years of Artists’ Books from the N.M.W.A, Oct. 27, 2006 – Febr. 4, 2007 . Organizza incontri seminariali e produce scritti aventi per tema il cambiamento di prospettiva che il pensiero delle donne, a partire dagli anni ’70, ha generato nelle pratiche artistiche e nella storia dell’arte. Ha curato Matrice, pensiero delle donne e pratiche artistiche, uscito nel 2004 (Quaderni di Via Dogana).

Aprire spazi, pratiche artistiche e pratiche della relazione

La mia prima mostra-installazione alla Galleria delle Donne di Torino è del 1988. Questa esperienza ha segnato il mio modo di lavorare ed è stata l’inizio di una collaborazione che continua anche oggi, e che mi ha permesso di condividere con altre donne un’idea di arte come costruzione di sé e coscienza della qualità relazionale della creatività femminile.
Lo stesso spazio della Galleria ha un forte significato simbolico, essendo stato inizialmente lo spazio privato dello studio d’artista di Milli Toja, che lo ha voluto trasformare in un luogo collettivo da condividere con altre.
E’ significativo anche il fatto che l’incontro con Milli non sia avvenuto attraverso l’arte, ma attraverso la politica, nel 1983, a Bologna, dove vivo, in un incontro nazionale di donne. Avevamo alle spalle il movimento delle donne degli anni ’70, che è stato per entrambe una grande esperienza creativa. Ho vissuto il femminismo di quegli anni come una pratica creativa che attraversava vari tipi di linguaggi, in una sperimentazione collettiva a tutto campo, un movimento che metteva in circolo amore e desiderio per la creatività femminile aprendo strade di trasformazione e di scoperte. Nel modo più libero di fare arte oggi, vedo l’impronta, la matrice, delle pratiche creative e della nostra riflessione di quegli anni, e di cui oggi si stanno cogliendo i frutti.
Le mie ricerche visive, e le mie riflessioni sull’arte, sono quasi sempre passate attraverso la Galleria delle donne di Torino, che ho utilizzato come laboratorio, luogo di incrocio di sguardi e di linguaggi, dove, sorretta dalla fiducia delle altre potevo rischiare il mio desiderio, trasformarlo in qualcosa di reale.
Di solito i miei lavori scaturiscono da incontri con donne del presente e del passato. Anche se si tratta di scrittrici sono sempre sollecitata da un segno, una traccia fisica della mano, come può essere la calligrafia, la firma del loro nome. Ad esempio, ho dedicato una serie di lavori e installazioni alle scrittrici Charlotte, Emily ed Anne Brontë, e ho ricreato la loro stanza, come spazio del gioco e della creazione, nella mia prima installazione alla Galleria delle Donne di Torino. Per me è stato importantissimo il rimando, il movimento di restituzione che mi è venuto dalle donne della Galleria. L’amicizia come pratica creativa è per me un continuo work in progress. L’amicizia come legame creativo è il tema fondamentale dell’installazione collettiva che ho proposto alle donne della Galleria successivamente: Partitura a più voci, tratto dal racconto Lavinia Fuggita, di Anna Banti. Con questa installazione ho realizzato il mio desiderio di lavorare in partitura, dove ciascuna mantiene la sua soggettività attraverso il linguaggio che predilige, la scrittura, la musica, la scultura, la pittura, la voce, ma nello stesso tempo è in un rapporto di scambio e di compresenza con le altre, dove ciascuna sostiene il desiderio dell’altra, lo rilancia e lo rafforza attraverso una costruzione paziente dei rapporti.
Riuscire a lavorare insieme, passando attraverso difficoltà e conflitti, è già costruire un’opera, dove il processo del fare può essere più importante e intenso del risultato finale. In questo senso la pratica artistica è una vera e propria pratica di relazione.