Cerca
iscriviti alla newsletter
artedonne


Iscriviti

foto, video, testi SCONFINAMENTI

SCONFINAMENTI     12,13,14,15 dicembre 2007

performance collettiva di
Ludovica Carbotta, Irina Novarese, Laura Pugno (arti visive-contemporanea), Selma Berrezouga (canto), Laura Culver (musica), Antonella Usai (danza), Marta Pastorino (drammaturgia), Francesca Rizzotti (recitazione)

Irina Novarese, Trasformazione # 01, 2007 video 16'

Trasformazione #01 video di Irina Novarese con Antonella Usai Trasformazione #01 video di Irina Novarese con Antonella Usai 

Coreografia: Antonella Usai
Camera: Alessandro Quaranta

Trasformazione #01 inizia alla fine di un ipotetico spettacolo, quando il tempo torna alla normalità. Come fosse un banale backstage, il video riprende Antonella Usai nell’atto di struccarsi subito dopo una performance di danza. A partire da uno “scarto” e da ciò che solitamente non si vede, l’artista ha montato un dialogano visivo tra la danzatrice e la sua immagine riflessa nello specchio. Un dialogo muto nel quale l’espressione degli occhi, quella della bocca, il movimento delle mani e i segni del volto divengono un modo per guardarsi da un altro punto di vista. Proprio per la sua ordinarietà, Trasformazione#1 si presenta come sorta di viaggio nel proprio sguardo attraverso un tempo lento nel quale la scena è costruita solo dalle leggere sfumature dei gesti che escono da questo stato normalità: un sopracciglio leggermente alzato, le dita che velocemente sfregano gli occhi, le labbra socchiuse, le ciglia semichiuse.
approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serate
 

Ludovica Carbotta, La forma delle cose, 2007, legno e plexiglass, 100 x 200 x 75 cm

La forma delle cose è un “mobile” in senso letterale, una struttura progettata per trasformarsi, incline al cambiamento, fatta per mobilitare in concreto il pensiero. Come spiega l’artista: “L'oggetto è la traduzione fisica di un'architettura del pensiero fondata sulla memoria del suo utilizzo. L'utilizzo non decreta il fine ultimo dell'oggetto ma è il momento in cui il pensiero si cristallizza in forma. Tradire la memoria di un oggetto significa recidere quei legami di struttura che lo inchiodano a una forma unica, aprendolo così ai moti successivi del pensare, dell’immaginare e dell’evolvere”. Ideato e realizzato nell’ambito delle produzioni multidisciplinari di Approdi, La forma delle cose rispecchia nei suoi diversi stadi il concetto di trasformazione. Nella sua capacità di essere tavolo, seduta, tana, scivolo, declina le idee di utilità, ospitalità, accoglienza, protezione, immaginazione.


approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 sconfinamentiapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 sconfinamenti


Laura Pugno, Esigiamo, 2007, 2 testi stampati su PVC, 50 x 70 cm cad. e installazione sonora

Due testi appaiati. Il primo è un estratto della Dichiarazione delle donne in lotta, redatta e sottoscritta da 18 firmatarie il 25 ottobre 2007 a Roma, nell’ambito del 2°Incontro Internazionale delle Mujeres en Lucha. Il secondo è l’esito di una staffetta di traduzioni nelle principali lingue parlate dalle sottoscrittrici, secondo l’ordine con il quale hanno firmato il documento. Italiano, arabo, spagnolo, persiano, portoghese e inglese, servito in più casi come interfaccia tra idiomi distanti. Commissionate dall’artista ad altrettanti professionisti, le traduzioni hanno messo in viaggio le parole, restituendole infine alla lingua di partenza radicalmente trasformate, omesse, travisate. Esigiamo declina il tema cruciale della traduzione in lettura, confronto e, con l’istallazione sonora che trasforma i testi in voci, in ascolto. Traccia il percorso di una geografia fisica e linguistica complessa, alzando il volume sui temi della responsabilità del comprendersi.

approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 sconfinamenti

 

Laura Culver sax, violoncello, birimbao
Selma Berrezouga canto

La musica di Laura Culver e il canto di Selma Berrezouga si intrecciano, scambiano, dialogano
Un
instant composing in cui i suoni sono “parole chiave” della loro esperienza di ascolto delle mujeres en lucha:
Ouverture – la melodia accoglie, accompagna, trasporta
Che non mi sia indifferente lamento e distanza. Ascolto, condivisione, comunicazione e armoniaIl destinoil ritmo per procedere. Il canto percorre la propria strada.

 

 approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serate


Irina Novarese, Senza titolo, 2007, installazione sonora

In un corridoio vuoto il suono di un pugno che bussa cambia intensità a seconda del supporto sul quale si posa. A partire dalla volontà di mettersi in ascolto delle parole delle Mujeres en Lucha ospitate aCollegno nell’ambito della rassegna Approdi 2007, l’artista ha ideato un’installazione sonora che si delinea come uno spazio che chiede attenzione e disponibilità, ma contiene anche un leggero stato di spaesamento e inquietudine. Senza titolo, scrive l’autrice: “É una richiesta. É una ricerca. É una necessitá. É pazienza. É orgoglio. É storia. É silenzio. É attesa. É paura. É oltrepassare”. Senza Tititolo è dunque una sorta di campo sonoro, mobile e impossibile da definire nei suoi contorni ma capace al contempo di suggerire uno stato di tensione leggera che invita il pubblico a fare esperienza del percorso, del rapporto tra noi, lo spazio e chi sta “dall’altra parte”. 

approdi 2007 serateapprodi 2007 serate

 

Laura Culver sax, Selma Berrezouga canto
approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serate

 


Antonella Usai, Irina Novarese Trasformazione #02, 2007 video 6’

Trasformazione #02 video Antonella Usai Irina Novarese Trasformazione #02 video Antonella Usai Irina Novarese
Montaggio: Irina Novarese
Camera: Alessandro Quaranta

Una donna sola compare in un anonimo corridoio. Creando una situazione sospesa, nel video montato da Irina Novarese, Antonella Usai inizia a togliere dalle tasche del suo cappotto qualche foglia e, in momenti inattesi, qualche foglia risale invece dal basso verso l’abito, o si intreccia nei capelli. La semplicità della scena e dell’azione si uniscono ai pensieri che queste suggeriscono a chi guarda: memorie fluide e tempi circolari che iniziano e poi continuano e invadono e passano oltre, in un tempo che si dilata e nel quale l’artista ci avvolge e invita a stare.

Shu (2007)
drammaturgia Marta Pastorino,
recitazione Francesca Rizzotti

Nei sacri libri indiani, i Veda, il tempo è diviso in quattro epoche, rappresentate dall’immagine di una vacca che ad ogni era perde una gamba. Il Kali Yuga, l’epoca in viviamo ora, è un’epoca di barbarie in cui il tempo, come dentro un imbuto, precipita verso la fine, per poi dare inizio a una nuova età dell’oro. Nel non-senso della barbarie umana, c’è una pratica di resistenza femminile che si consolida attraverso reti e condivisioni. Resistenza e trasformazione sono tra le parole chiave raccolte dopo l’incontro con le Mujeres en lucha, che abbiamo ascoltato qui a Villa5 il 27 ottobre. L’elenco delle parole è ancora lungo; insieme, ci siamo interrogate sul senso di ciascuna di esse, e questo che ne è uscito, Shu, è solo uno dei possibili racconti a cui l’incontro poteva dare inizio, una metafora di questa esperienza, una sorta di mito-rito della trasformazione.
 
approdi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serateapprodi 2007 serate